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Propagazione
Un tempo
la propagazione
avveniva
esclusivamente
con l’utilizzo
dei due bionti (
selvatico e
marza a penna),
oggi avviene
diffusamente per
propagazione
diretta con
l’ausilio
della
nebulizzazione,
attraverso talee
semilegnose di
un anno, come
ebbe a studiare
Hartmann nel
1950.
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La
micropopagazione
non si è
dimostrata una
via agevole di
moltiplicazione;
il ricorso ad
essa potrebbe
tuttavia
risultare una
soluzione
ottimale (
piante esenti da
virus,ecc.) ma
le esperienze
maturate
dimostrano che
la pianta non
radica con
troppa facilità
(Rugini,
Felicioni).
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L'impianto
ed i lavori
annuali
Dopo
aver effettuato
il livellamento
e lo
spietramento
dell’appezzamento,
si procede con
lo scasso o
lavorazione a
doppio strato.
Se è il caso,
si provvede con
interventi volti
alla
regimentazione
delle acque.
Fatta le dovute
scelte, si
procede con il
tracciamento dei
sesti ovvero al
picchettamento
cui segue la
messa a dimora delle piante di due
anni, provviste
di pane di terra
ed assicurate al
tutore. La messa
a dimora va
fatta prima
della ripresa
vegetativa od in
autunno quando
ricorrono
inverni miti.
I sesti
più comunemente
consigliati sono
6X6 ( con
piante ai
vertici di un
quadrato), cui
corrisponde una
densità max
d’impianto di
circa 300
piante/ha ( che
potrebbe
assicurare una
produzione
massima di 60
q.li/ha).
La pianta
entra in
produzione dal 5°
al 6° anno
dall’impianto
(o 7-8
dall’innesto,
considerato che
in genere
vengono messe a
dimora piante di
due anni).
Durante
l’anno, la
pianta richiede
una lavorazione
di media
profondità, nel
periodo
pre-invernale,
allo scopo di
ridare sofficità
al terreno e
renderlo idoneo
a recepire le
precipitazioni
invernali. In
primavera ed
estate, pochi
lavori
superficiali
sono
sufficienti, sia
per ridurre le
perdite idriche,
che per
realizzare il
controllo delle
infestanti.
Oggi
si consiglia di
realizzare
l’impianto di
irrigazione (a
goccia) nel
frutteto già in
fase di
impianto; in tal
modo si è
pronti ad
intervenire, nel
periodo seguente
alla messa a
dimora delle
piante e
successivamente
per evitare i
danni da siccità
estiva,
coincidenti con
i momenti
critici della
coltura.
E’
dimostrato che
quando la pianta
non soffre la
siccità, meglio
si difende dai
danni, che si
possono
verificare al
momento della
fioritura e
dell’ingrossamento
del frutto.
L’irrigazione
serve anche per
garantirsi una
minore cascola
dei frutti ed
una uniforme
pezzatura; nel
complesso, nei
climi più
siccitosi,
l’irrigazione
migliora la
produzione, sia
dal punto di
vista
qualitativo che
quantitativo.
Potatura
Oggi
frequentemente
si scelgono le
forme di
allevamento
libere, adatte
per un sistema
intensivo, per
lo più basse ed
appiattite (
vaso monocaule,
vaso cespugliato),
meno praticate
sono le forme
obbligate,
mentre si
consiglia di
ricorrere se
necessario,
all’inclinazione
o curvatura dei
rami. Comunque,
la forma di
allevamento deve
essere tale da
facilitare la
messa a frutto
precoce, l’aereazione
e l’
illuminazione
adeguata della
chioma.
Gli
interventi di
potatura, di
norma annuali,
vanno eseguiti
tenendo ben
presente la
fisiologia della
pianta, la
facilitazione
delle operazioni
colturali e la
riduzione dei
costi di
produzione. E’
importante
operare per
evitare le
alternanze di
produzione, per
ridurre il
periodo
improduttivo
della fase di
impianto e
ricordandosi che
nell’Italia
centrale,
mediamente, la
differenziazione
gemmaria avviene
ai primi di
marzo.
Pur
evitando di
esagerare in
interventi
cesori, occorre
eliminare i rami
secchi, polloni e succhioni,
alleggerendo le
branche.
Chi
ara l’oliveto
chiede il frutto
Chi
lo concima lo
prega di farlo
Chi
lo pota lo
costringe a
darlo
(Columella)
E’
bene tener
presente che:
-
nei primi anni
conviene ridurre
gli interventi
cesori per non
ritardare la
messa a frutto;
-
bisogna
rispettare, in
genere, il
naturale
sviluppo
vegetativo della
chioma;
-
occorre
effettuare
tagli, per
facilitare la
penetrazione
della luce e
dell’aria
all’interno
della chioma;
-
la potatura
consente
di progettare la
chioma, almeno
nei primi due
anni dalla messa
a dimora.
-
sono da evitare
tagli frequenti
nelle piante
giovani, per
assicurarsi una
crescita precoce
della chioma e
rispettare per
quanto
possibile, la
forma ed il
vigore naturale
della pianta;
-
la potatura di
produzione si
esegue dopo la
differenziazione
gemmaria, poco
prima della
ripresa
vegetativa ( o
anche dopo la
fine del periodo
delle gelate,
prima del
germogliamento);
-
la pianta
fruttifica sui
rami patenti e
pendenti,
prodotti
nell’anno
precedente( o di
un anno inseriti
su quelli di
due).
E’
utile, a tal
fine, ricordare
che l’Oliva
Tenera Ascolana
entra piuttosto
precocemente in
produzione e
generalmente
manifesta una
produttività
non elevata, ma
piuttosto
costante.
Concimazione
Per
ottenere
produzioni
qualitativamente
valide, è
importante
conoscere la
natura del
terreno, le
precipitazioni e
le disponibilità
idriche nonché
le esigenze
nutrizionali
della coltura.
Sia per la
concimazione che
per altre cure
colturali, è
bene ricordarsi
che la pianta va
considerata alla
stessa stregua
di un normale
fruttifero.
E’
altrettanto
fondamentale
reperire le
indispensabili
conoscenze
riguardo alla
specifica
domanda di
elementi
nutritivi, alla
natura e
fertilità del
suolo (analisi
del terreno)
allo stato
nutrizionale
delle piante
nelle diverse
fasi fenologiche
(diagnostica
fogliare).
Gli
interventi di
concimazione,
spesso
realizzati con
l’uso di
granulari, oggi
vengono
accompagnati da
fertirrigazione
o concimazione
fogliare.
In
rapporto alla
natura del
terreno (analisi
del suolo), si
effettua la
concimazione di
fondo
(orientativamente
con 100 Kg/ha di
an. fosforica,
150 Kg di ossido
di potassio e
300-500 q.li di
letame ben
maturo). Questa
può essere
superata nei
terreni sciolti,
equilibrati per
composizione o
nei casi in cui
si pensa di
adottare la
fertirrigazione.
Nella
fase iniziale
che segue
all’impianto,
la concimazione
va ricondotta ad
azioni di
fertilizzazione
che tendono a
promuovere lo
sviluppo della
pianta,
accorciando per
quanto possibile
la fase
improduttiva.
Esse vanno
effettuate in
corrispondenza
del terreno
esplorato dalla
pianta e
soprattutto in
due periodi:
ripresa
vegetativa ed
autunno.
La
concimazione in
fase produttiva
dovrà
soddisfare la
crescita e la
produzione
dell’anno in
corso nonchè la
costituzione di
riserve per
l’anno
successivo. Terrà
presenti da un
lato le perdite
che possono
verificarsi in
rapporto
all’ambiente
pedologico e
climatico
(lisciviazione,
retrogradazione,
ecc.), e
dall’altra
delle
disponibilità
idriche, della
ricchezza in
elementi del
terreno, delle
esigenze della
pianta in
rapporto al
metabolismo ed
alle fasi
fenologiche; in
ogni caso dovrà
prevalentemente
interessare lo
strato di
terreno
normalmente
esplorato dalle
radici.
Per
la concimazione
organica, si
ricorre al letame (dosi di
50-70 Kg/pianta)
da interrare
nella zona di
terreno coperta
dalla chioma e
ricca di
capillizio
radicale. In
alternativa, si
ricorre al
sovescio od
anche ad
opportune
coperture del
terreno,
realizzate con
piante erbacee
diverse.
Quella
minerale
annuale, può
così
rappresentarsi:
40-60 kg/ha di
anidride
fosforica,
60-100 di ossido
di potassio,
60-80 di
azoto.
La
fertilizzazione
dovrebbe inoltre
comprendere i
principali
microelementi
(anche per via
fogliare);
infatti, essi
favoriscono
l’ottimale
differenziazione
gemmaria e
riducono i danni
da mancata
fruttificazione
per aborto
ovario. I
momenti
suggeriti, per
gli interventi
di
fertilizzazione,
possono così
riassumersi:
a.
tutto
all’inizio
della primavera
(soprattutto
nei terreni
sciolti);
b.
in
autunno, fosforo
e potassio ed a
fine inverno una
parte di azoto;
poi, a primavera
inoltrata, si
somministra il
resto
dell’azoto.
Da
tener presente
che una carenza
nutrizionale
nell’autunno,
condiziona
negativamente
l’accrescimento
dei frutti ( la
eventuale
inolizione) e la
differenziazione
gemmaria
dell’anno
successivo.
Raccolta
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La
pianta fornisce
la piena
produzione, a
partire dal 10°
anno ed il ciclo
medio può
individuarsi in
35-40 anni. L’epoca
di maturazione
è molto precoce
( dall’ultima
decade di
settembre),
momento in cui
gli zuccheri
della polpa
ammontano circa
al 3-4% ed il
contenuto in
grassi non
supera il 12-13%
del peso del
mesocarpo.
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La
raccolta si
effettua a mano
attraverso la
brucatura, per
mantenere l’integrità
del frutto,
raccogliendo le
drupe verdi
prima dell’invaiatura
ed all’incirca
nel periodo dal
20 settembre al
10 Ottobre (
secondo alcuni,
a S. Michele 29
settembre).
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Le
olive non
debbono subire
ammaccature e
vanno deposte in
cesti
eventualmente
foderati e
riposte
successivamente
in strati
sottili.
Orientativamente
la produzione
media per pianta
adulta é di
circa 20-30 Kg,
di cui il 50 %
sono olive di
prima scelta. Si
può considerare
che un operaio,
in relazione a
diversi fattori
(altezza,
produttività
della pianta,
ecc), può
raccogliere da
30 a 40
Kg/giorno.
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