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LOliva Tenera Ascolana (Olea Europea Sativa), denominata anche Liva Concia, Oliva di
S.Francesco o semplicemente Ascolana, è la regina tra le olive verdi da mensa, é un
patrimonio del nostro territorio agricolo anche perché costituisce la base della
prelibatezza gastronomica l'oliva farcita.

La coltura ha larea di diffusione nella provincia di Ascoli
Piceno, dal Tronto al Tenna, e nel Teramano, dal Vomano al Tronto ( paesi dettagliatamente
riportati nel disciplinare). E presente in un territorio che comprende una zona
pianeggiante, dolci pendii e colline, a ridosso della fascia appenninica che di norma non
superano i 500 metri di altitudine, con piovosità media annua intorno a 700mm..
Nel tempo, la coltura si è
diffusa in limitate aree della Toscana, del Lazio e della Puglia; un certo numero di
piante ha anche varcato i mari per essere poi coltivata in Israele, Messico, Argentina ed
U.S.A..
E una pianta piuttosto longeva ed il suo frutto viene
utilizzato in verde ma può fornire olio di grande qualità, in ragione di 12-15 Kg per quintale di olive.
Trattasi di olio a bassa acidità, molto leggero, fruttato, erbaceo, dal gusto dolce ed
armonico, di colore verde tendente al giallo.
Tante ed autorevoli testimonianze confermano
che lOliva Tenera Ascolana unitamente alla frutta, i fichi secchi ed il vino cotto
ascolano, era conosciuta ed apprezzata fin dai tempi remoti ed in particolare
nellAntica Roma, in cui erano note la qualità, la prelibatezza e la peculiarità di
questo frutto.
Lesistenza delloliva da mensa
nellascolano fin dalla preistoria, è confermata dal ritrovamento nei travertini di
colle S.Marco. I classici latini la denominarono Picena e successivamente
prese nome di Ascolana Tenera.
Plinio le considerava tra le migliori olive prodotte
ed il cui olio vinceva tutti gli altri per qualità; erano i tempi in cui i romani
venivano riforniti da Ascoli, attraverso la Salaria, di ortaggi, vino e olive ascolane. Si
ricorda che a Nerone crebbe lappetito quando ebbe la fortuna di assaggiare le
pregevoli Olive Picene, come antipasto (gustatio),
al banchetto di Trimalcione.
Plinio inoltre, le elevò al grado di rimedio contro
la renella e la carie dentaria, mentre Palladio fu tra i primi a menzionare la liscivia
come mezzo di addolcimento delle drupe. Anche Catone fornisce diversi suggerimenti per
condire le olive e preparare con esse la buona salsa e Marco Varrone da buoni consigli per
la sua razionale conservazione.
Anche Marziale aveva un debole per le Olive Picene e
le consumava sia come aperitivo, che a fine pasto; egli inoltre descrive i recipienti
usati per raccogliere, conservare e trasportare le colymbades (così erano chiamate le
grosse olive verdi immerse e galleggianti nellacqua).
Columella,
nel Trattato di agricoltura elenca diverse varietà di olive da tavola tra cui
la Picena (si pensa allattuale Ascolana).
Il papa Sisto V°, unitamente a Principi e
Cardinali , nel 1583, esprime particolare apprezzamento per le olive ascolane e si dice
che personalmente provvedesse a farle spedirle in Vaticano.
Coutance, nellopera LOlivier del 1877
denomina il Piceno la terre promise de
lolivier.
Diversi scritti ricordano la prima deamarizzazione avvenuta ad opera
dei monaci del Monastero di S.Angelo Magno con l'uso dell'"acquaforte".
Non mancano inoltre gli apprezzamenti fatti alle buonissime e
colossali olive da Garibaldi, Rossini, Carducci e Giacomo Puccini.
LIng. Agr. Mariano Mazzocchi fu tra gli ascolani colui che più di altri, riuscì ad organizzare la prima
fiorente industria delle olive e oltre a fornire soddisfacente remunerazione ai
produttori, contribuì non poco ad affermare il prodotto. Egli, dalla sua Valle Venere, ne
curò la diffusione in altre parti dItalia, spedendo piante e diverso materiale di
propagazione.
In quellepoca, molti agricoltori si dedicavano alla
coltivazione dellAscolana ed addolcivano le olive per lautoconsumo,
contemporaneamente, diverse famiglie avevano creato piccole industrie per la lavorazione
delle olive verdi ascolane ( si ricordano: Nardini-Saladini, Balena, Prosperi, Camilli,
ecc).
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